Seveso III: pubblicato il nuovo decreto sui criteri di valutazione del rischio di incidente rilevante.

È stato pubblicato il decreto interministeriale (Ambiente-Interno-Salute) DIM n.148/2016 che regola i criteri e le procedure per la valutazione dei pericoli di incidente rilevante di una particolare sostanza pericolosa ai fini della comunicazione alla Commissione europea (GU n.179 del 2-8-2016).

Il Decreto che contiene il nuovo Regolamento definisce la procedura per l’istruttoria delle proposte di valutazione dei pericoli di incidente rilevante e i relativi criteri per l’ammissibilità e con il proprio Allegato sostituirà l’All.1 del D.Lgs. n.105/2015.
La regolamentazione sulle industrie a rischio di incidente rilevante interessa tutte le aziende che detengano sostanze pericolose in quantità non trascurabili, indipendentemente dal tipo di attività esercita. Questa legislazione, di origine comunitaria, si inserisce in un contesto di norme già vigenti rivolte alla tutela dei lavoratori rispetto ai rischi chimici occupazionali ed alla salvaguardia dell’ambiente dall’inquinamento, con riferimento però alle condizioni normali di esercizio degli impianti industriali. Si tratta di una legislazione speciale, rivolta limitatamente alle attività meritevoli di particolare attenzione: infatti, la legislazione “ordinaria” inerente gli aspetti di salute, sicurezza ed ambiente si ritiene essere una risposta adeguata per la gran parte delle attività industriali.
La normativa europea ha inteso regolamentare le attività che potrebbero essere fonte di danno per la collettività attraverso un sistema che non prevede solo comunicazioni ed autorizzazioni preventive – come la regolamentazione nazionale sulle industrie insalubri – ma un sistema di prevenzione e gestione continua del rischio documentato e sottoposto a verifiche periodiche, strettamente coordinato con la gestione del territorio.

L’ultima direttiva Seveso III è figlia della Direttiva n. 82/501/CEE o “direttiva Seveso” (chiamata così poiché il tragico evento accaduto nel comune lombardo fu determinante nell’evidenziare la necessità di provvedimenti maggiormente incisivi) e della Direttiva 96/82/CE (cosiddetta “Seveso II”, recepita con D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 334) che 14 anni dopo, alla luce dell’esperienza applicativa emersa, fu emanata modificando soprattutto l’individuazione del campo di applicazione – non più basata sulla tipologia di attività considerata, bensì sulla presenza di agenti chimici pericolosi, in qualunque stabilimento siano essi impiegati, nelle quantità uguali o superiori a quelle indicate in un apposito Allegato relativamente alle varie classificazioni di rischio.
Alla Seveso II seguì poi la Direttiva 2003/105/CE che:
– ne ampliava il campo di applicazione, comprendendovi anche le operazioni minerarie di trattamento chimico o termico che comportano l’impiego delle medesime sostanze pericolose dell’Allegato I;
– modificava l’Allegato I parte 1 includendovi alcuni nitrati ed un maggior numero di sostanze cancerogene, e l’Allegato I parte 2, inerente le categorie di sostanze pericolose;
– estendeva la centralità della partecipazione, prevedendo anche la formazione e la consultazione dei lavoratori delle imprese subappaltatrici;

– rafforzava il diritto della popolazione interessata all’informazione esaustiva sulle misure di sicurezza in caso di emergenza, che devono essere fornite regolarmente ed in modo idoneo allo scopo;

– dava ancora maggiore rilevanza alla pianificazione territoriale ed al ruolo degli enti territoriali.
Lo scorso anno l’emanazione del Decreto Legislativo n. 105/2015 ha recepito la Direttiva 2012/18/UE (cosiddetta “Seveso III”), che nasceva dall’esigenza di adeguare la classificazione delle sostanze e miscele pericolose oggetto del campo di applicazione al Regolamento CLP (Regolamento CE n. 1272/2008) che persegue l’armonizzazione del sistema europeo di classificazione, etichettatura ed imballaggio ai criteri internazionali stabiliti in ambito ONU e noti sotto la denominazione di Globally Harmonized System of Classification of Chemicals (GHS).
Recentemente il nuovo Regolamento del DIM n.148/2016 ricorda che la valutazione dei pericoli di incidente rilevante per una particolare sostanza pericolosa va effettuata, ai sensi dell’articolo 4, comma 2, del decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105 (di recepimento della direttiva 2012/18/UE sul controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose). E aggiunge che essa va svolta anche in base ai criteri e secondo le modalità stabilite all’allegato 1 del DIM 148/2016. Pertanto, dalla data di entrata in vigore del Regolamento (il DIM n.148/2016 entra in vigore il 17 agosto), non trova più applicazione l’allegato A del D.Lgs. n.105/2015
In base al D.Lgs. n,105/2015 (art. 4) il l Ministero dell’ambiente, su proposta del gestore o di altro soggetto interessato, deve valutare, al fine della comunicazione alla Commissione europea se è impossibile in pratica che una sostanza pericolosa di cui alla parte 1, o elencata nella parte 2 dell’allegato 1 al medesimo decreto, provochi un rilascio di materia o energia che possa dar luogo a un incidente rilevante, sia in condizioni normali che anormali, ragionevolmente prevedibili.
Ai fini della valutazione, il Ministero si avvale dell’ISPRA e degli altri organi tecnici nazionali elencati all’articolo 9, per gli aspetti di specifica competenza.

Ai sensi del Regolamento contenuto nel DIM n.148/2016 per la valutazione dei pericoli di incidente rilevante per una particolare sostanza pericolosa si seguono le seguenti fasi dettagliate nell’Allegato 1:
-Parte 1 – Procedura per l’istruttoria delle proposte di valutazione

-1.1 Valutazione preliminare dell’ammissibilità della proposta.

-1.2 Valutazione istruttoria dei contenuti tecnici della proposta.

-Parte 2 – Criteri di valutazione dell’ammissibilità della proposta

-Parte 3 – Criteri per la valutazione istruttoria della proposta
Riferimenti normativi:

DECRETO 1 luglio 2016, n. 148 del MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

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